ASTI-ALBA E CASTAGNOLE – ALESSANDRIA, SMASCHERATO IL BLUFF PRE ELETTORALE DI BALOCCO

La Regione Piemonte non ha mai chiesto ad RFI nessuna programmazione di servizio passeggeri né sulla Asti Alba né sulla Castagnole – Alessandria. E’ quanto confermato oggi da RFI durante un incontro con i portavoce del Movimento 5 Stelle. Smascherato quindi il bluff pre elettorale dell’assessore ai Trasporti Balocco che a pochi giorni dal voto aveva siglato un protocollo d’intesa che è carta straccia. 

Come se non bastasse Balocco si è ben guardato dall’ammettere questa situazione non rispondendo a domanda precisa posta attraverso una nostra interrogazione dello scorso Consiglio regionale.

I lavori in corso su entrambe le tratte riguardano solamente analisi tecniche e non incidono in alcun modo sull’auspicata riapertura delle tratte che non avverrà prima di almeno 3 anni. 

La Asti – Alba, una delle principali linee sospese del Piemonte come frequentazione ed appetibilità economica, viene quindi sacrificata a differenza della linea Saluzzo – Savigliano. Si avvia così alla conclusione il mandato della Giunta Chiamparino con un pessimo bilancio: appena una linea riaperta sulle 14 sospese. Non molto diverso dalla precedente Giunta Cota.

Federico Valetti, Consigliere regionale M5S

Paolo Mighetti, Consigliere regionale M5S

Mauro Campo, Consigliere regionale M5S

Paolo Romano, deputato M5S

Davide Serritella, deputato M5S

Fabiana Dadone, deputato M5S

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La linea ferroviaria Pavesiana e la mobilità nel Piemonte Sud – orientale

Ricevo e pubblico volentieri l’articolo di Roberto Borri sulla ferrovia Pavesiana. Una testimonianza importante sulla storia di una parte di Piemonte, quella sud-orientale, che maggiormente è cresciuta grazie alla rete ferroviaria e che quindi è stata tra le più colpite dalle chiusure dalla politica degli ultimi decenni, con la sua “moderna” idea di mobilità basata sul petrolio e sul trasporto su gomma di merci e persone.

La linea ferroviaria Pavesiana e la mobilità nel Piemonte Sud – orientale

A pagina 5 del numero del settimanale Il Piccolo, uscito venerdì 23 febbraio 2018, compaiono tre articoli dal contenuto quanto mai amaro, poiché, caso mai ci fosse ancora necessità, testimoniano lo scarso interesse delle Istituzioni nei confronti della popolazione, una scarsa lungimiranza, una cupio dissolvi per abdicare in favore di questo o quell’interesse economico e, trattandosi di Trasporti, è ben noto il potentato della gomma, tanto per i viaggiatori, quanto per le merci. Come a tutti noto, il Piemonte e la Lombardia occidentale sono dotati della rete ferroviaria più capillare d’Italia e forse del mondo, poiché S. E. il Sig. Camillo Benso, Conte di Cavour, con un suggestivo paragone facente riferimento alla forma del nostro bel Paese, saggiamente, riteneva che le ferrovie avrebbero dovuto avere per l’Italia lo stesso ruolo del filo che cuce lo stivale e, naturalmente, il processo ebbe inizio nelle aree più vicine a Torino, allora Capitale del Regno di Sardegna prima e del Regno d’Italia poi.

La presenza della ferrovia a Cantalupo risale al 1858, quando fu aperto il tronco verso Acqui Terme, prolungato, nel 1874, in direzione di San Giuseppe di Cairo; già sei anni dopo aver posato i primi binari, la stazione divenne di diramazione, essendo stata aperta nel 1864 la linea Pavesiana, almeno fino a Nizza Monferrato, si dovrà attendere, invece, ancora un anno per raggiungere Bra e raccordarsi con il tronco proveniente da Cavallermaggiore aperto nel 1855. Non essendo la Matematica un opinione, è facile osservare che l’apparentemente secondario nodo di Cantalupo ha ben 153 anni di storia, ancorché, in oggi, sia ridotto a mera espressione geografica ferroviaria, vuoi per la soppressione del servizio viaggiatori sulla linea della Valle Bormida, vuoi per la sospensione della circolazione sulla linea della Valle Belbo, frutto della tristemente nota quanto scellerata delibera del 2012, la quale, a sua volta, è stata emanata grazie ad un’altra imprudenza: avere, con la riforma costituzionale del 2001, affidato alle Regioni l’organizzazione di molti servizi pubblici essenziali ad alta rilevanza sociale, con il risultato di avere ben venti servizi diversi, per tacere del Sud Tirolo, dove una Provincia è autonoma rispetto all’altra, pur essendovi lassù maggior coordinamento anche in direzione internazionale. Da qualche tempo, si può assistere all’esecuzione di lavori in Valle Belbo, almeno tra Nizza Monferrato e Castagnole Lanze, così come pure in Val Tanaro, sul tronco che da quest’ultima stazione raggiunge Asti, anzi, più correttamente, in base alle progressive kilometriche, si dovrebbe dire Mortara, ancorché la famigerata delibera abbia sospeso la circolazione, lasciando il tutto alle ortiche. Nondimeno, ci sono concrete speranze che questi lavori, preludio ad una riattivazione procedano anche nel corso inferiore del Belbo, restituendo il servizio di trasporto ferroviario sull’intero percorso, venendo così ad ovviare i tipici limiti dell’autotrasporto: minore sicurezza, specie in condizioni atmosferiche avverse, minore velocità, specie in condizioni di traffico intenso, minore comodità a causa del maggiore stipamento dei viaggiatori e della più probabile induzione di cinetosi, maggiore inquinamento, essendo molto più difficile depurare uno scarico di un piccolo motore per autotrazione, che, di per sé ha un rendimento più basso.

Veniamo ora ad analizzare alcuni dettagli, iniziando dallo scalo di Cantalupo. A causa di un evidente servilismo nei confronti della gomma, la quasi totalità degli scali merci d’Italia è stata eliminata e Cantalupo non fa, di certo, eccezione: è sotto gli occhi di tutti lo scempio di un ricco piazzale abbandonato, dove crescono grosse piante anche tra una traversa e l’altra, inglobando i binari disconnessi dal resto della rete seguendo la miope politica della rete snella, politica che falcidia binari da una trentina d’anni. Nessun treno effettua fermata, ma, desta ancor più scalpore che i treni, oggigiorno, solo locali o Regionali, come sono stati ridenominati, debbano rallentare fino a 30 km/h (trenta kilometri orari!) poiché la radice Sud – Ovest di Cantalupo costituisce punto di passaggio dal semplice binario proveniente da San Giuseppe di Cairo ed Acqui Terme al doppio binario in direzione di Alessandria, passaggio che avviene tramite un deviatoio percorribile a velocità ciclistica sul ramo deviato: dovendo eseguire tale rallentamento, tanto varrebbe fermarsi, il che avrebbe una valenza nell’ambito di un servizio metropolitano. Una mente illuminata e lungimirante, stanti le velocità della linea, aumentabili, visto il profilo planoaltimetrico favorevole, sostituirebbe quella deviata con un’altra da 100 km/h, il che renderebbe più fluida la marcia di quei treni non aventi fermata, come, ad esempio, per citare un treno del passato, l’Espresso Savona – Acqui Terme – Alessandria – Valenza – Casale Monferrato – Vercelli. Sul fronte del trasporto locale, invece, è imprescindibile il riassetto del piazzale, con la realizzazione di marciapiedi più ampi raggiungibili mediante sottopassaggi o, meglio, stante la situazione idrologica, sovrappassi, destinando, di regola, i binari più vicini al fabbricato viaggiatori alla linea per Acqui Terme e quelli più lontani alla linea per Cavallermaggiore; purtroppo, l’urbanizzazione non permette l’ingresso di quattro binari nella radice attuale, ma una piccola variante di circa 3 km, che si stacchi più in prossimità del piazzale e, con un percorso più razionale di quello attuale, attraversando l’intersezione tra Via Felizza e Strada Oviglio, raggiunga l’ansa che serve quest’ultimo paese consentirebbe di avere quanto auspicabile e, trattandosi di variante da attivare in seguito, ci sarebbe tutto il tempo di realizzare le opere stradali che evitino qualsiasi passaggio a livello, anzi, consentano pure di eliminare quelli esistenti. Tutto questo sembrerebbe un progetto faraonico qualora considerato a sé stante, mentre, collegando Oviglio con Villa del Foro e Casalbagliano, si potrebbe avere un anello dedicato al servizio suburbano, passando ai margini dello scalo merci di Alessandria smistamento e rientrando in quello centrale. Naturalmente, si tratta di opere impegnative dal punto di vista economico, ma il cui tempo di ritorno, valutato anche in termini non monetizzabili, si deve calcolare sulla scala dei decenni, cosa che, in oggi, non siamo più abituati a fare, essendo avvezzi solamente a quell’immediatezza di valenza meramente elettorale. Ciò che, invece, comporterebbe investimenti molto minori sarebbe la realizzazione di una fermata a servizio del quartiere Cristo, immediatamente a Sud – Ovest del passaggio a livello, che sarebbe saggio eliminare, sulla strada Provinciale 185 per Casal Cermelli, Predosa ed Ovada e, qualora l’insediamento si sviluppasse ulteriormente, anche alle Cabanette, in posizione equidistante dalla stazione di Cantalupo e dall’ipotetica nuova fermata dianzi descritta. È dunque facile osservare come le possibilità di rilancio, anche in un futuro prossimo, non manchino, invece, la situazione, al momento, è quella schematizzata nell’immagine seguente, incentrata su quel nodo di Asti, più fortemente penalizzato dalla delibera del 2012, ma che comprende la linea Pavesiana, facente capo, per pura comodità grafica, ad Alessandria ed a Torino; anzi, un tempo, esisteva addirittura un treno Diretto che, da Torino arrivava ad Alessandria percorrendo proprio questa linea.

 

 

Nel diagramma, la linea del Turchino, nella sua ultima parte tra Nizza Monferrato ed Asti, è rappresentata in colore giallo a causa dell’assoluta mancanza di servizi nei giorni festivi.

Ritornando alla linea della Val Bormida, si deve altresì notare come anche Gamalero abbia, da molto tempo, perso ogni tipo di servizio ferroviario, pur essendo il paese dotato di stazione ferroviaria propria. Da un lato, pesa collocazione non troppo felice, ma, trattandosi di linea realizzata ben 160 anni fa, non vi erano gli odierni mezzi tecnologici messi a disposizione dalla tecnica moderna per realizzare trafori o muri e trincee per evitare l’ansa che, da Sezzadio, conduce a Frascaro; tuttavia, lo scalo di Sezzadio viene adoperato come semplice posto di movimento, per effettuare incroci, che si potrebbero più proficuamente eseguire a Gamalero, stazione più comoda all’abitato (e lo sarebbe ancor di più, qualora fosse spostata di un kilometro in direzione di Acqui Terme) di quanto non sia quella di Sezzadio; va da sé che un autoservizio Gamalero – Sezzadio – Castelspina – Portanova – Casalcermelli – Castellazzo Bormida consentirebbe agli abitanti della zona di raggiungere le due ferrovie che, rispettivamente, da San Giuseppe di Cairo e da Ovada, raggiungono Alessandria.

La linea della Valle Orba, i cui binari sono solcati solamente da treni merci da quell’infausto 2012, ha risentito della tipica strategia di disaffezione dell’utenza messa appositamente in atto da parte delle alte Direzioni: dapprima, si programmano orari con lunghi tempi di attesa delle coincidenze oppure con la partenza dell’ipotetico conseguente qualche minuto prima dell’arrivo dell’antecedente, si riduce il servizio nei giorni festivi, per poi sopprimerlo, indi si passa alla riduzione od alla soppressione nel periodo extrascolastico, fino a quando l’utenza, presa per sfinimento, cala in maniera evidente, con numeri così bassi da giustificare la sospensione del servizio ferroviario e la sua sostituzione con quello automobilistico, che, come noto, si rivela insufficiente, pericoloso, lento e scomodo. In altre epoche, c’erano ben sette od otto coppie feriali e quattro o cinque coppie festive, per assicurare un servizio di tutto rispetto ed è esistito financo un treno che, partito da Genova, una volta giunto ad Ovada, si divideva in due sezioni, di cui una proseguiva per Acqui Terme (o addirittura per Asti?) e l’altra per Alessandria, via Predosa. Inoltre, tra Castelspina e Portanova, c’era una fermata in piena linea, che, seppur scomoda da raggiungere a piedi, potrebbe ben giovarsi dell’autoservizio come quello poc’anzi ipotizzato, visto che la strada provinciale 184 intersecava la ferrovia in un passaggio a livello posto in prossimità della fermata viaggiatori, passaggio a livello ora eliminato e sostituito da sottopasso, con viadotto ferroviario peraltro già predisposto per la posa del doppio binario, come da normativa ormai vigente da lungo tempo: sarebbe un ottimo punto d’interscambio.

Un altro particolare interessante, che fornisce un’ulteriore testimonianza della scarsa considerazione in cui sono, a torto tenute, oggi, le ferrovie, è un collegamento, da tempo smantellato, tra la linea della Valle Bormida e quella della Valle Orba, passante immediatamente a Nord dell’attuale zona industriale D3, colpevolmente realizzata senza alcun raccordo ferroviario per le merci e completamente dipendente dalla gomma; purtroppo, l’antropizzazione spinta renderebbe molto difficile il ripristino del primigenio raccordo.

In generale, le linee complementari, più di altre, sono state penalizzate tanto dai pesanti tagli infrastrutturali, quanto dalla programmazione omotachica dei servizi, condotti, grazie anche alla non meno penalizzante regionalizzazione, su percorrenze brevi, comprendenti pochissimi nodi tra i capilinea, il che penalizza fortemente il traffico su distanze anche di poco superiori ai 30 o 40 km, con i viaggiatori costretti a sobbarcarsi tutte le fermate intermedie, quando non uno o più trasbordi, con conseguente allungamento dei tempi, non solo per motivi strettamente legati alle tracce orarie, ma anche alle coincidenze, molto lasche e, in alcuni grossi scali, programmate in maniera tale da dover attraversare una considerevole porzione del piazzale. Nondimeno, certe imprudenze, come osserva Daniela Terragni nel riquadro da lei firmato, sono compiute anche sulle linee principali: chi scrive ricorda di treni Diretti tra Genova ed Alessandria con fermata a Ronco Scrivia, Arquata Scrivia, Serravalle Scrivia, Novi Ligure e Frugarolo – Bosco Marengo, a sottolineare che si tratta di scalo di una certa importanza, anche turistica, stante la presenza del complesso di Santa Croce; non si tratta di epoche antidiluviane, ma solo del penultimo decennio del secolo scorso. Ora, complice la regionalizzazione, non abbiamo più i treni con fermata in tutte le stazioni che collegano Genova con Alessandria, ma, quasi si fosse ritornati agli Staterelli preunitari, gli itinerari sono spezzati ad Arquata Scrivia; magari, fra breve, qualcuno favoleggerà in merito al controllo doganale. Su distanze più lunghe, per spostarsi tra Torino e Bologna, pare che non esista altro itinerario diverso da quello ad alta velocità passante per Milano, penalizzante per tutte quelle località che si trovino sulla naturale via Asti – Alessandria – Tortona – Voghera – Piacenza: nell’ambito di una conferenza a tema ferroviario, tenutasi cinque anni e mezzo fa e nella quale, seppur indegnamente, chi scrive partecipò come relatore, una pendolare settimanale sul percorso Acqui Terme – Roma e vice versa, ebbe ad osservare non solo di essere costretto a recarsi a Milano Centrale anziché percorrere il più logico itinerario via Ovada – Genova – La Spezia – Pisa – Livorno – Grosseto, ma anche come occorrano circa tre ore da Acqui Terme a Milano Centrale (quanto mai utile un treno Espresso con fermata solo ad Alessandria, Valenza e Mortara, con l’eventuale aggiunta di Torre Beretti, Abbiategrasso e Vigevano!) e pari tempo da Milano Centrale a Roma Termini, seppur con un treno Rapido, però su di un percorso tre volte superiore.

A conclusione di questa disamina, necessariamente parziale ed a volo d’uccello, non resta che auspicare un cambio di mentalità, che veda la ferrovia riappropriarsi del suo ruolo di cardine dei trasporti terrestri, non solo nel sistema ad alta velocità o nelle reti suburbane, ma attraverso una rete perfettamente somigliante al sistema cardiocircolatorio del nostro corpo, nel quale ogni vaso, proporzionalmente al suo calibro ed alla sua collocazione ha il suo compito, non essendo possibile nutrire un corpo intero facendo affidamento sull’aorta e sui suoi rami principali, né trasportare sangue in grande quantità o su grandi distanze tramite i capillari od i vasi di piccolo calibro. Occorre altresì vigilare affinché quanto attualmente in atto non sia il classico allettamento preelettorale.

RIFIUTI ABBANDONATI, UNA LEGGE PER CONTRASTARE IL FENOMENO. ENTI LOCALI, ASSOCIAZIONI E CITTADINI UNITI NELLA CURA DEL TERRITORIO, PARTENDO DALL’EDUCAZIONE NELLE SCUOLE

Nelle vie nascoste in periferia, ai bordi delle provinciali, nei campi e nei corsi d’acqua. Non solo discariche abusive ma una moltitudine di piccoli e grandi rifiuti gettati dai finestrini delle auto fanno ormai parte del panorama urbano e suburbano del Piemonte. Presenza fissa, come guardrail, semafori e cartelli stradali. Siamo ormai abituati all’idea di vederle.

Contro questa vera e propria piaga gli amministratori locali conducono una battaglia ad armi impari, con pochi mezzi ed ancor meno risorse. Ogni tanto le aree vengono ripulite, una boccata d’ossigeno che spesso dura appena qualche giorno per lasciar spazio all’ennesimo scarico inquinante.

Intervenire è un dovere civico, lo stiamo facendo in Regione attraverso una nuova legge a firma Federico Valetti approdata in questi giorni nella Commissione Ambiente. “Disposizioni per prevenire e contrastare l’abbandono e la dispersione dei rifiuti” il titolo chiarisce l’obiettivo finale da raggiungere grazie all’applicazione di buone pratiche. Misure di informazione, prevenzione e vigilanza. Ma anche restrittive come l’esclusione dai contributi regionali per gli operatori economici condannati per reati ambientali. Vogliamo avviare anche meccanismi di premialità per le amministrazioni virtuose con la pubblicazione dell’elenco dei Comuni che mettono in campo tali buone pratiche e quelli che al contrario non l’hanno fatto.

Un progetto ambizioso per aiutare l’ambiente in cui tutti viviamo. Non è solo una questione di educazione e di decoro. Il cibo che mangiamo, gli interi oceani sono ormai disseminati da plastiche che mettono a rischio l’intero ecosistema, sino all’uomo. Speriamo quindi, con la collaborazione di tutti, di arrivare presto all’approvazione della nostra proposta.

Federico Valetti, Consigliere regionale M5S Piemonte

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VACCINI, LA LETTERA DI UN MEDICO SUL CASO DELLA BIMBA ESCLUSA DAL NIDO A TORRE PELLICE

Ricevo e pubblico integralmente la lettera firmata di un medico  sul caso della bambina a cui è stato impedito l’accesso all’asilo nido di Torre Pellice, a soli 3 mesi al termine dell’anno scolastico, perché non in regola con le prescrizioni vaccinali. Più importante del caso particolare, ultimo di tanti in Italia, è la riflessione su ciò che lo Stato sta diventando e che non posso che condividere. Lo scollamento tra istituzioni e cittadini è ormai tale che queste, avendo perso ogni autorevolezza, sconfinano nell’autoritarismo. Manco a dirlo, per questa libera espressione il medico in questione rischia la radiazione dell’Albo. Dobbiamo invertire questa pericolosa tendenza del nostro paese affinché si possa diventare cittadini di una comunità e non pecore di un gregge.
Aggiungo che non ho visto la stessa enfasi da parte delle istituzioni nel risolvere problemi come l’inquinamento dell’aria (senza neppure provarci per decenni), seppure comprovati i circa 80mila morti annui solo in Italia.

Quando nei giorni scorsi ho sentito, sui notiziari radio nazionali e letto sui giornali, la notizia della Bambina di Torre Pellice allontanata dall’asilo dai vigili mandati dal sindaco, perché non in regola con le vaccinazioni, mi è venuto spontaneo il pensiero di ringraziare il sindaco per quanto aveva fatto.
Per proteggere la salute della comunità, di cui è il responsabile sanitario, aveva impedito la diffusione di epidemie ad un pericoloso piccolo “untore”, il cui corpo non protetto dai vaccini (in quanto non vaccinato), era un ricettacolo di pericolosi virus e batteri.
In realtà pericolosi non per lui, che sta benissimo, ma per tutti gli altri bambini, che protetti peraltro dai 10 – 12- 15 vaccini praticati nei primi due anni di vita, sono, in teoria, immuni dal contagio.
E’ chiaro che non ho ringraziato il sindaco per questo motivo perché, come sappiamo bene, i virus e i batteri non conoscono le leggi dello stato, ma agiscono secondo quelle biologiche e non si preoccupano di “invadere” i corpi di tutti gli esseri viventi, compresi i vigili, le insegnanti, gli operatori scolastici, i genitori e i nonni che portano i bambini a scuola, i quali possono essi stessi rivelarsi “untori” in quanto non vaccinati o non più protetti da vaccinazioni effettuate nell’infanzia (dovremmo sapere che nessun vaccino, escluso l’antipolio Sabin, dà protezione per tutta la vita).
Allora perché ho ringraziato il sindaco?
Perché, applicando la legge, ha dato la possibilità a tutta la popolazione di sapere che esiste una vergognosa legge (119/2017 di Beatrice Lorenzin) che OBBLIGA la popolazione infantile alla pratica vaccinale, e impedisce la frequenza scolastica ai renitenti, fino a 6 anni (dopo i 6 anni non esiste più pericolo di contagio?)
Questo episodio ha creato motivo di dibattito e occasione per pensare e per prendere posizione su un argomento di grande importanza: la salute.
Ma per farsi un’opinione su un argomento, occorre informarsi e farsi delle domande. Cosa non facile, perché l’informazione, soprattutto quella della carta stampata e radiotelevisiva, è fortemente condizionata dal denaro, di cui i media hanno grande necessità e che normalmente arriva dalle multinazionali del cibo e del farmaco (i nuovi padroni del mondo).

Perché una persona educata, esperto e apprezzato politico, qual è il sindaco di Torre Pellice, ha preso una decisione che altri sindaci non han preso?
La risposta la dà Lui stesso nelle numerose interviste rilasciate alla stampa:” Ho dovuto far rispettare la legge: a fronte di un provvedimento dell’ ASL, che ci comunicava il mancato adempimento dell’obbligo vaccinale come previsto dalla legge Lorenzin, NON POTEVAMO FARE DIVERSAMENTE”

Che cosa sarebbe successo se non avesse applicato le legge?
Un’epidemia di epatite, di meningite, di rosolia, di morbillo, di orecchioni?
Certamente NO
Sicuramente SI un’EPIDEMIA DI PAURA: è questa la pericolosa pandemia che ammorba la nostra società, i singoli individui e le categorie di lavoro:

dagli amministratori pubblici, vessati e ingarbugliati da leggi spesso contraddittorie e di difficile applicazione;

agli insegnanti e dirigenti scolastici sempre più in balia di genitori aggressivi e frustrati per gli insuccessi scolastici dei figli, e in preda ad una burocrazia che impedisce loro di svolgere il lavoro di educatori;

ai medici, ridotti ormai a funzionari ed esecutori di protocolli e linee guida decisi da Società Scientifiche al soldo (costante e imponente) dell’industria farmaceutica; e costretti, per paura di denunce, a praticare la medicina “difensiva” con prescrizioni improprie, esagerate, inutili, dannose: l’autonomia e la responsabilità del medico che agisce “senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura” (art 4 Codice deontologico 2014) sono di fatto abolite

alla popolazione in toto impaurita da eventi obiettivamente privi di fondamento, quali la comparsa di epidemie di malattie da sempre innocue nei soggetti sani (influenza, parotite, varicella morbillo) quando le vere epidemie del passato (peste, colera, tifo, tubercolosi, lebbra, malaria) in Europa sono scomparse senza l’ausilio dei vaccini, ma con il miglioramento delle condizioni igieniche, nutrizionali e sanitarie mentre sono presenti ancora nel cosiddetto Terzo Mondo, dove i vaccini sono una risorsa fondamentale, anche se non sufficiente, per ridurre la mortalità infantile

Le reali “epidemie” del nostro tempo nel ricco Occidente, sono altre, molto più pericolose, in crescita vertiginosa e inguaribili: autismo (1 caso su 68 bambini), disturbi del comportamento, , obesità, diabete, sindrome metabolica, tumori, allergie, depressione, sclerosi multipla, Alzheimer, malattie autoimmuni, ecc.,ecc.
Ma di queste epidemie si parla poco perché sono espressione del nostro sistema sociale, del sistema produttivo, dello stile di vita consumistico, per cui si “curano” con farmaci, ma non si guariscono perché non si eliminano i fattori causali.
Questa epidemia di paura diffusa, non è casuale, ma programmata e orchestrata dal potere politico ed economico per condizionare i consumi di cibo e di farmaci e indirizzare i comportamenti individuali, attraverso campagne di disinformazione, di oltraggio, di calunnia, di ingiuria, di diffamazione da parte dell’Autorità e delle Istituzioni, nei confronti di chi chiede trasparenza e verità.
Concludo con una citazione dal Vangelo di Matteo 2:27: di estrema attualità,

Ai Farisei che lo accusano di non rispettare il riposo del sabato, Gesù rispose:
“Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”

La legge dovrebbe essere fatta per l’uomo , non contro l’uomo.

Luciano Proietti
medico, chirurgo, pediatra

LINEA FERROVIARIA ALBA – ASTI- CASTAGNOLE/ALESSANDRIA, RIAPERTURA SEMPRE PIU’ LONTANA. ALLA VALLE BELBO NON BASTA UN TRENO TURISTICO AL POSTO DEL SERVIZIO PENDOLARE

Foto da “La Stampa Cuneo”

Linea ferroviaria AlbaAstiCastagnole/Alessandria: la riapertura è sempre più lontana. La risposta dell’assessore ai Trasporti Balocco, all’interrogazione presentata oggi dal M5S in Consiglio Regionale, pone seri dubbi sui tempi di riapertura del servizio. Infatti gli importanti lavori di consolidamento necessari alla riapertura sono ancora in fase di progettazione e si prevede una durata di circa 3 anni dal momento dell’assegnazioni dei fondi, circa 15 milioni di euro, su cui però l’Assessore non ha dato tempistiche certe.

Cosa ancor più grave sta nelle valutazioni della Regione di voler inserire la linea tra le ferrovie turistiche, questione che potrebbe metter fine alle speranze dei pendolari di vedere prima o poi un servizio ferroviario efficiente al posto di uno scomodo ed insufficiente servizio autobus, che attualmente lo sostituisce.

Non risulta comprensibile poi la posizione per cui si debba attendere la risoluzione del problema sulla Galleria Ghersi (che blocca il ramo tra Castagnole ed Alba) prima di riattivare i tratti tra Castagnole rispettivamente verso Asti ed Alessandria. Con piccoli interventi di ripristino, già in parte eseguiti, Canelli e Nizza Monferrato si collegherebbero con i capoluoghi di provincia più vicini. Non ci pare cosa da poco.

Mancando un anno alla fine della legislatura regionale, possiamo tranquillamente affermare che le promesse di riaperture di linee sospese sono state solo propaganda della giunta Chiamparino. Un solo servizio turistico non è certo sufficiente a garantire l’apertura duratura e sostenibile di una linea ferroviaria. Dai tempi di Cota nulla è cambiato, i pendolari se ne ricorderanno al momento delle elezioni.

Paolo Mighetti, Consigliere regionale M5S Piemonte

Federico Valetti, Consigliere regionale M5S Piemonte

Mauro Campo, Consigliere regionale M5S Piemonte

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MERCATO AUTO ITALIANO A MARZO: CROLLO DEI DIESEL E RADDOPPIANO LE ELETTRICHE. L’ALBA DI UNA SVOLTA.

Il mercato dell’auto italiano a marzo ci regala un quadro interessante che segna una svolta, almeno quando a tendenze, sulla conversione “pulita” del nostro parco circolante. Lo vediamo nel dettaglio qui sotto (dati fonte UNRAE).

Innanzitutto un diminuzione del 5,7% delle immatricolazioni complessive su base mensile è un dato che dovrà essere confermato o smentito almeno sul periodo annuale. Molto più significativa è la contrazione del mercato diesel che flette del 9%, ben sotto il totale di mercato, a vantaggio in ordine di crescita di elettrico e ibrido plug-in, ibrido e metano. Lo affermo perché attendevo da parecchi mesi questo segnale, dopo gli scandali diesel-gate e la progressiva presa di consapevolezza anche nelle città italiane del gigantesco problema delle polveri sottili che causano ogni anno circa 80mila morti premature solo in Italia. Il ritardo si può spiegare sia per il fatto che gli ordinativi precedono di alcuni mesi le immatricolazioni, sia per le politiche di pesanti sconti attuati dalle case, FCA e Volkswagen in testa, che hanno necessità di limitare il più possibile i danni dovuti a scelte industriali poco avvedute. Chi si occupa di ambiente e salute denunciava da anni l’impatto dei motori diesel sulla salute: il paradosso è che il diesel gate è stato scatenato dalle false rilevazioni fornite dalle case costruttrici relative ai NOx, non al particolato.  Non tutti i danni vengono per nuocere, almeno in questo caso.

Non possiamo che gioire per il +81,7% delle vendite di elettrico e +107,5 delle ibride plug-in, uniche categorie che io considero veramente pulite perché non dipendenti direttamente dall’approvvigionamento di prodotti petroliferi. Crescite più contenute per metano e ibrido convenzionale, il primo dopo una lunga contrazione, il secondo secondo me destinato a crescere sempre meno fino a contrarsi. Malgrado ad oggi l’ibrido convenzionale che dipende strettamente dall’uso di combustibili fossi (Toyota, ad esempio) valga 10 volte il mercato dell’elettrico, siamo alle soglie di una svolta epica. I modelli elettrici in uscita quest’anno garantiranno percorrenze tra i 200 e i 300km cona una carica, mentre nel 2019 sono annunciati veicoli con capacità di percorrenza superiori ai 400km, ai prezzi di una berlina tradizionale di fascia medio-alta (circa 30mila €). Sono sicuro che la “sbornia ibrida” verrà presto superata da una più razionale conversione all’elettrico tout-court.

La conclusione politica è che nonostante la politica italiana, anche l’Italia cerca di voltare pagina verso un futuro politico, non solo grazie ai cittadini che compatibilmente alle proprie disponibilità economiche, hanno scelto di guardare questa svolta piuttosto che omologarsi alla moda che ha visto dilagare pesanti SUV diesel, in completo disprezzo del buon senso e dell’efficienza energetica che vorrebbe si utilizzassero mezzi più leggeri e meno energivori a parità di funzionalità. L’abbondante proliferare di SUV utilizzati essenziamente in ambito urbano, dai piccoli di fascia 20mila € ai pesanti SUV stile Porsche da 80 e oltre mila€, dimostra che l’ignoranza non conosce classi sociali e di reddito. Un altro ringraziamento va all’industria italiana che crede nel cambiamento (praticamente assente quella dell’auto), sia pubblica che privata, tra le quali la principale società pubblica nazionale nel campo dell’energia elettrica. Almeno questa volta, cerchiamo di essere una politica che sta dalla parte dell’innovazione del Paese e non dalla parte della conservazione del potere e di interessi consolidati legati al mercato dell’auto tradizionale e del petrolio. 

Con questo non voglio essere frainteso: mi auguro sicuramente che il parco circolante italiano sia presto sostituito da auto e mezzi completamente elettrici, ma sarei un pazzo a sperare di vedere sostituita ogni auto a combustibile fossile rimpiazzata da un’auto elettrica. Il futuro della mobilità sta nella condivisione (sharing mobility), che nella tecnologia elettrica trova la sua massima espressione, nel trasporto pubblico integrato e nell’infomobilità. Cosa di meglio che affrontare i lunghi spostamenti regionali in treno, per poi trovare un parco di car sharing (pooling) elettrico in stazione, con cui condividere gli spostamenti insieme ad altri virtuosi cittadini, fino alle ultime borgate delle nostre campagne e delle nostre montagne?

 

FENESTRELLE, 500 MILA EURO PER SICUREZZA, SISTEMAZIONE STRADA E PROGETTO RISALITA. APPROVATA PROPOSTA DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Messa in sicurezza del Forte di Fenestrelle, sistemazione della strada di collegamento tra SR 23 e il complesso di Pra Catinat e finanziamento di uno studio sull’impianto di risalita. E’ quanto prevede un ordine del giorno, a prima firma Federico Valetti, approvato dal Consiglio regionale in occasione della discussione del bilancio regionale.

I fondi necessari sono già disponibili, infatti risulta un avanzo di 500 mila euro da un accordo di programma sottoscritto da Regione e Provincia di Torino nel 2008, che contava in origine 6milioni di euro.

Sono stati gli stessi enti locali del territorio, la Città Metropolitana, l’associazione San Carlo ed il Parco Alpi Cozie a richiedere alla regione attraverso una lettera congiunta l’utilizzo di queste risorse per questi importanti obiettivi di rilancio del sito. Abbiamo così dato voce a questa istanza in Consiglio regionale, per evitare che i soldi rimasti siano usati impropriamente su opere di dubbia utilità e dai costi insostenibili. Il pensiero va subito alla strada di collegamento con Pra Catinat, il cui allargamento dei tornanti mai ultimato, si è dimostrato una voragine per il denaro pubblico, oltre per il terreno assai franoso che la caratterizza. Dopo centinaia di milioni di euro spesi, la strada resta inadatta e insicura al passaggio di grandi autobus per gli studenti, obiettivo incautamente perseguito per anni.

L’approvazione del documento da parte dell’intera aula rappresenta un impegno formale della Regione Piemonte, ora è necessario passare dalle parole ai fatti. Noi continueremo a mantenere alta l’attenzione su questo tema finché la Regione non darà attuazione a quanto promesso.

Federico Valetti, Consigliere regionale M5S Piemonte

Francesca Frediani, Capogruppo regionale M5S Piemonte

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PROPOSTA DI LEGGE PER RIAPRIRE LE LINEE FERROVIARIE SOSPESE IN PIEMONTE. DOPO COTA E CHIAMPARINO, VERSO UN PIEMONTE CARBON FREE NEL TRASPORTO PERSONE E MERCI

Depositata oggi in Consiglio regionale la proposta di legge, a prima firma Valetti, “Disposizioni per la tutela, la valorizzazione e il pieno impiego della rete ferroviaria regionale”. Un intervento mirato alla riapertura di numerose linee sospese in Piemonte (il 25% della rete regionale è stato privato di servizi passeggeri nel biennio 2012-2013, sotto la giunta Cota).

E’ necessario tornare a guardare alle nostre ferrovie come una struttura strategica per il Piemonte. Non pensiamo solo al doveroso trasporto per i pendolari, ma anche al loro utilizzo a tutto tondo dal punto di vista turistico e per il trasporto merci (Italia maglia nera con oltre il 95% delle merci spostate su gomma in controtendenza con il resto d’europa). Abbiamo straordinarie eccellenze piemontese nel campo vitivinicolo, alimentare e manufatturiero che devono poter accedere a trasporti su treno in modo semplice ed economico. Per funzionare bene la rete ferroviaria deve essere perfettamente integrata con le altre modalità di trasporto, in ottica di una completa de-carbonizzazione del settore. Su questi obiettivi rinnoviamo i nostri impegni ad ogni livello, da Torino a Roma.

Partendo da questi presupposti auspichiamo in un proficuo dialogo con le altre forze politiche affinché i contenuti di questa proposta di legge possano tradursi in fatti concreti.

Federico Valetti, Consigliere regionale M5S Piemonte

Vicepresidente Commissione regionale Trasporti

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